Persona 3 Reload: recensione

Persona 3 Reload: recensione

A diciotto anni dal suo primo arrivo sugli scaffali giapponesi, Persona 3 torna alla ribalta nella sua nuova incarnazione: Persona 3 Reload, remake uscito in contemporanea mondiale il 2 Febbraio 2024 per PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X/S, PC e Game Pass, comodamente giocabile con interfaccia e sottotitoli in italiano.

Persona 3 Reload si aggiudica il titolo di primo esperimento di un remake che non si limiti a riproporre il gioco originale arricchito con ore di campagna aggiuntive, operazione a cui Atlus ci ha abituati proprio dai tempi dell’espansione FES, ma che attinga a piene mani sia dalle varie versioni di Persona 3 che dalle innovazioni in senso lato introdotte da Persona 4 in poi.

Persona 3 Reload, infatti, ambisce a presentarsi come una versione definitiva o quasi del terzo capitolo della serie, un prodotto che condensi le esperienze di Shin Megami Tensei: Persona 3, Persona 3 FES e Persona 3 Portable. Sebbene non si possa dire che il risultato sia un centro perfetto, si è dimostrato un prodotto solidissimo con un margine di miglioramento su cui, ci auguriamo, Atlus abbia intenzione di lavorare. 

Siamo dunque entusiasti di condividere il nostro punto di vista di veterani della serie non solo con chi abbia già vissuto il viaggio della S.E.E.S., ma anche con chi si è avvicinato al franchise grazie ai capitoli successivi e si ritroverà tra le mani un titolo dal sapore profondamente diverso da Persona 4 e Persona 5.


Come intuibile dal titolo della sua prima versione, Persona 3 è sempre stato l’emblema del liminale all’interno della serie, lo spartiacque tra una formula classica ancora molto legata all’esperienza di Shin Megami Tensei e quello che oggi associamo istintivamente a Persona. Dopo le travagliate vicende con protagonista la duologia di Persona 2, infatti, Persona 3 era stato concepito con l’intento di essere un canto del cigno, un ultimo tentativo di conquistare il cuore del pubblico. L’operazione, come ben sappiamo, si rivelò un successo e spianò la strada ai suoi successori. 

Chi si fosse avvicinato alla serie con quella pietra miliare dei JRPG che è Persona 5 potrebbe non sapere che fino a Persona 2: Eternal Punishment non esistevano molte delle meccaniche più identificative del franchise, volendone nominare un paio si pensa subito alla gestione del tempo libero o alle interazioni sociali (i Confidant o, come denominati in Persona 3 e Persona 4, Social Links o Affinità Sociali). Sebbene sia prematuro definire le precedenti edizioni di Persona 3 invecchiate male o addirittura ingiocabili, risulta inevitabile che oggi, in seguito all’esperienza regalata da Persona 5 Royal, esse risultino grezze, in alcuni casi obsolete e decisamente bisognose di una passata di vernice.

Ebbene, Persona 3 Reload non si è limitato a riverniciare, ma ha deciso di buttare giù tutto e, partendo dalle fondamenta, ristrutturare e modernizzare come un buon remake dovrebbe fare. Un’operazione che non si limita a migliorare la qualità dell’estetica, ma abbraccia anche il comparto tecnico e sonoro, il gameplay, la quality of life e persino la narrazione.

Alla luce di ciò, non potremmo trovare più azzeccata la scelta di aprire il gioco con una opening che riflette appieno la nostra opinione sul titolo: in uno slancio di nostalgia veniamo portati col Protagonista sul tetto del liceo Gekkoukan, dove, sul display dell’iconico mp3, si susseguono “Burn my dread”, “Want to be close” e la nuovissima “Full moon full life”. Persona 3 Reload è perfettamente rappresentato da questa scena: una casa a cui siamo felici di fare ritorno e in cui si respira aria fresca di novità.

Non possiamo che iniziare elogiando la nuova veste grafica. A differenza di Persona 5, che sfruttava un motore grafico di proprietà di Atlus, Persona 3 Reload è stato realizzato con un Unreal Engine che colpisce fin dalle prime scene, in alcuni casi segnando un nuovo picco di qualità per il franchise.

I modelli dei personaggi appaiono estremamente curati ed espressivi, capaci di sopperire all’assenza di alcune scene animate presenti nelle edizioni vanilla e FES. Gli ambienti che fanno da sfondo alle vicende hanno guadagnato brillantezza e profondità tali da enfatizzare lo stacco netto, quasi sinistro, tra le fasi diurne e notturne: l’Ora Buia non è mai stata tanto venefica nella sua disturbante nebbia verde, il Tartaro tanto ampio e maestoso da sembrare incombere sui ragazzi assiepati al suo ingresso, la Gekkoukan tanto luminosa e, soprattutto, Tatsumi Port Island tanto viva anche nel buio della notte. Unico luogo ad averci fatto storcere il naso è, purtroppo, l’amato dormitorio e quartier generale della S.E.E.S.: un po’ troppo illuminato, con texture che lasciano a desiderare e la costante sensazione di muoversi tra poligoni malassortiti. Insomma si respira decisamente un’aria nuova al dormitorio, un’aria che non tutti potrebbero apprezzare.

La quantità di scene animate è stata lievemente sfoltita rispetto al prodotto originale: alcune di queste, come il cruento risveglio di Orpheus, in questa versione sono state rese attraverso l’uso del motore di gioco. Personalmente, essendo rimasti stupiti dalla spiccata espressività dei modelli, ne abbiamo sentito la mancanza solo fino a un certo punto. Coerentemente col resto del comparto visivo, anche le scene animate rimaste sono state rifatte da zero, ma, a parte qualche lievissima aggiunta che sarà notata solo da chi le conosce a memoria, restano fedeli alle originali in maniera quasi reverenziale.

Tra le innovazioni di Persona 3 diventate poi emblema del franchise non si può non nominare i menù. Se il gioco del 2006 ha cominciato a sperimentare con transizioni e animazioni nella ricerca di una propria identità, Persona 3 Reload ci ha incantati coi suoi menù delicati e artistici, impreziositi da simbolismi quali i richiami al blu e al mare, spesso associati alla depressione, all’introspezione e alla vita. La veste grafica diventa così intrisa dei temi portanti della trama, favorendo l’immersività che nelle fasi avanzate della narrazione ci trascina negli abissi assieme al Protagonista ogni volta che apriamo il menù. 

Degna di menzione è una chicca che potrebbe essere facile perdere: in determinate sezioni di gioco, per esempio durante una certa gita scolastica, aprendo i menù dei negozi noteremo che l’illustrazione del Protagonista è cambiata per rispecchiare gli abiti indossati solo in quella manciata di giorni. È, appunto, solo una chicca, ma che crediamo rispecchi bene l’attenzione ai dettagli degli sviluppatori.

Il doppiaggio è uno strumento eccezionale per rendere una storia più potente, soprattutto nel caso di un gioco profondamente emotivo come Persona 3. L’innovazione estetica è accompagnata da un cast di doppiatori per la lingua inglese quasi completamente nuovo, l’unico personaggio ad aver mantenuto la sua voce originale è infatti Elizabeth. È stato difficile dire addio a voci storiche come quella di Yuri Lowenthal, tuttavia non abbiamo potuto fare a meno di amare le performance dei nuovi doppiatori, molti dei quali hanno tra l’altro affermato di essere fan di vecchia data di Persona 3. E che dire, ciò è praticamente lampante nel modo in cui alcuni sono riusciti a ricreare la cadenza dei precedenti colleghi, assottigliando lo stacco tra il vecchio e il nuovo cast fino a renderlo talvolta quasi impercettibile.

Va notato che, a differenza delle sue precedenti incarnazioni, Persona 3 Reload spinge il doppiaggio fino alle Affinità Sociali, dando così maggiore spessore anche a personaggi di contorno come Chihiro, Bebe o il buon vecchio Kenji. Non fremete all’idea di rivivere la storia di Akinari con un doppiaggio che renda le emozioni ancor più travolgenti? Se invece la vostra anima è ancora pura e non avete idea di chi sia Akinari, godetevelo finché dura.

Ciò che invece non è stato semplice da digerire è l’addio a Yumi Kawamura, sostituita dalla giovane Azumi Takahashi. In linea con quanto descritto finora, anche la soundtrack è stata rimaneggiata e arricchita con nuovi brani all’altezza dei classici “Mass Destruction” o “Unavoidable battle”, i quali richiamano i ritmi jazz di Persona 5 e sono stati composti per calzare al meglio la voce della nuova cantante, decisamente più dolce e armoniosa di quella graffiante della Kawamura. Siamo certi che non solo la opening “Full moon full life”, ma anche “Color your night” e il tema di battaglia “It’s going down” vi conquisteranno come hanno conquistato noi.

Non vi nascondiamo che, sulle prime, potrebbe risultare alquanto spiazzante non irrompere in battaglia accompagnati dal familiare engrish della Kawamura, ma la Takahashi fa comunque un buon lavoro, affiancata dall’ormai irrinunciabile Lotus Juice persino più presente nei brani rispetto al passato. La soundtrack di Persona 3 Reload si riconferma, insomma, una delle più solide e godibili della serie.

L’aspetto di Persona 3 che però più necessitava di modernizzazione era senza dubbio il gameplay, al quale il team di sviluppo ha messo ampiamente mano confezionando un prodotto fedele a sé stesso, ma in linea con quelli che oggi sono gli standard del franchise.

Le migliorie apportate in Persona 3 Reload sono numerose e valide, necessarie per far fronte all’elefante nella stanza che sappiamo stavate aspettando: l’assenza dei due contenuti maggiori delle edizioni FES e Portable, ovvero “The Answer” e la campagna opzionale della protagonista femminile. Per chi non avesse familiarità con questi concetti, “The Answer” è un corposo capitolo extra che conclude le vicende narrate nel gioco originale, ampliandone la world building e fornendoci il punto di vista di una Aigis temporaneamente protagonista; la campagna della protagonista femminile è invece un contenuto parallelo alla storia principale, dotato di una protagonista alternativa con propri dialoghi e Affinità Sociali. 

Inutile girarci attorno, l’assenza di “The Answer” e della protagonista femminile rende difficile percepire Persona 3 Reload la tanto richiesta edizione definitiva di un gioco che sembra destinato a restare monco, ma ci auguriamo che Atlus decida di sopperire a queste mancanze con aggiornamenti o DLC.

Sebbene gli sviluppatori abbiano subito messo in chiaro che Persona 3 Reload intende essere un remake del titolo originale, è innegabile che alcuni contenuti provenienti dalle edizioni successive siano stati mantenuti e limati, per esempio i teleport attraverso cui esplorare in maniera più rilassata il Tartaro o l’Affinità Sociale di Aigis. Viceversa, scompaiono il sistema di stanchezza, che rallentava sensibilmente l’esplorazione, e l’impossibilità di entrare nel dormitorio in determinati momenti senza far avanzare la giornata, facendoci così perdere del tempo prezioso. 

Le romance non sono più obbligatorie per ogni ragazza di cui si completa l’Affinità Sociale e, a proposito di questo, l’assenza di Affinità Sociali dedicate ai compagni maschi della S.E.E.S. adesso non è più un problema grazie ai nuovi episodi che li vedono protagonisti e alle attività di gruppo, come cucinare e guardare film, le quali ne miglioreranno anche le statistiche in combattimento. Bisogna ammettere che Persona 3, grazie alla sua formula ancora fortemente influenzata dai stilemi classici dei JRPG, faceva già un lavoro eccellente nell’analizzare e sviluppare ogni membro del cast, tuttavia saremmo pazzi a non apprezzare qualche ora in più coi nostri beniamini.

Come le scene animate, anche le sezioni narrative sono state leggermente rivisitate con piccolissime aggiunte che conferiscono maggiore profondità ai personaggi sullo schermo, aggiungendo quel tocco di imprevedibilità che tiene gli occhi del veterano incollati alle vicende. Tra queste, ad aver immediatamente catturato la nostra attenzione è il passaggio nella prosa dalla seconda alla prima persona singolare, grazie al quale non si ha più l’impressione che il gioco parli con noi giocatori, ma che sia il Protagonista a esprimere la propria opinione su quanto gli accade attorno, dando spessore a un personaggio nato per essere silente ma che, grazie ai vari adattamenti, sappiamo essere fatto della stessa materia di cui è fatta l’ironia. Insomma, sarebbe un vero peccato perderla.

Confondersi in questa varietà di nuove attività potrebbe rivelarsi semplice, ma se avete risposto male a una delle nuove verifiche a scuola o dimenticato di innaffiare le vostre piantine potete usufruire della meccanica di riavvolgimento del tempo, che vi permetterà di tornare indietro e passare la vostra fruttuosa serata davanti a un videocorso online. 

Per fortuna, Atlus ha deciso di graziarci eliminando quell’appuntamento facile da perdere con il membro del gruppo di turno che può consegnarci un oggetto per Elizabeth solo ed esclusivamente in un giorno preciso. Chi ha già vissuto il viaggio di Persona 3 ricorderà quella serie di missioni e sarà felice di sapere che ora si possono portare a compimento in piena rilassatezza. Il management delle missioni di Elizabeth è, in linea di massima, più comodo e soggetto a meno limiti.

Calata la notte, la S.E.E.S. indossa i suoi nuovissimi equipaggiamenti e si lancia in un’Ora Buia ricca di novità sotto il profilo del gameplay. Abbiamo già parlato di quanto magnificenti e labirintici siano gli interni del Tartaro, ma non possiamo ignorare il fatto che, nonostante l’aggiunta di forzieri di vario tipo (alcuni dei quali richiedono chiavi speciali reperibili in giro per la città), il grande dungeon procedurale continui a essere il tallone d’Achille del titolo. Ripetitivo già dalle sue prime fasi, la sua monotonia rischia con facilità di non essere percepita come la gargantuesca metafora della trama che intende essere. A malincuore dobbiamo ammettere che questo luogo, che pure amiamo nel suo concetto, è il vero punto debole di Persona 3.

A compensare ci pensano però i combattimenti con l’introduzione dello scatto, essenziale per velocizzare l’esplorazione e fuggire al Reaper che ora può inseguirci di piano in piano, della meccanica del Cambio, che permette di passare la Staffetta a un altro personaggio dopo aver colpito la debolezza del nemico, delle magie di luce e oscurità e delle Teurgie, potenti mosse esclusive per ogni personaggio che richiederanno di essere caricate in modi dipendenti dal suo ruolo. Lo Shuffle Time è stato rimaneggiato con l’aggiunta degli Arcani Maggiori alle carte disponibili, i quali garantiscono potenziamenti permanenti per tutta la sessione di esplorazione.

Tutti questi potenziamenti hanno innalzato parecchio l’efficienza del nostro team, più potente che mai contro le Ombre che sembrano invece più inermi che mai. Per alzare l’asticella sarà necessario selezionare un livello di difficoltà più alto, ma avremmo gradito che l’ottimo bilanciamento dell’originale, strategico il giusto, fosse mantenuto.

In chiusura, che dire di Persona 3 Reload? Per anni abbiamo sperato che Atlus desse nuovo lustro a questo titolo e, nonostante alcune pecche concernenti la difficoltà bassa, la monotonia del Tartaro e l’assenza delle esclusive delle edizioni FES e Portable, non possiamo che dirci incantati da questa sua nuova veste.

Una trama matura fortemente introspettiva, temi forti che riecheggiano in ciascuno di noi, personaggi complessi e a volte controversi, atmosfera e musiche nostalgiche e memorabili: Persona 3 Reload è una perla del panorama JRPG e un esempio di come dovrebbe essere fatto un remake. Accoglie a braccia aperte sia chi l’ha già vissuto che i neofiti del franchise, riconfermandosi il gioco speciale che è sempre stato.

8.5

The Good

  • Un’operazione di remake che dovrebbe fare scuola, fedele in maniera reverenziale all’originale ma con una miriade di novità sotto praticamente ogni punto di vista.
  • Un gioco che strizza l’occhio a chi lo ha già vissuto e accoglie a braccia aperte nuovi giocatori. Persona 3 Reload vuole essere per tutti e rappresenta un ottimo punto d’ingresso per i neofiti del franchise.

The Bad

  • Con la sua connaturata ripetitività, il Tartaro continua a essere il punto debole del gioco.
  • La difficoltà dei combattimenti si è abbassata, per ottenere una sensazione di sfida bisogna giocare a livelli di difficoltà più alti rispetto al passato.
  • La terza versione di Persona 3 che non dà la sensazione di definitiva.
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